la famiglia denuncia la scomparsa


Una denuncia di scomparsa da parte dei parenti di lei, preoccupati perché non avevano più sue notizie da giorni. Parte da lì la scoperta di una storia di maltrattamenti, minacce e violenze che si è conclusa giovedì 5 febbraio con l’arresto di un trentanovenne, responsabile, secondo la procura di Milano, di aver segregato e picchiato la compagna per giorni e giorni.
Le false accuse contro la donna
A firmare l’ordine d’arresto, eseguito dai carabinieri, è il gip di Milano Marta Pollicino. Le violenze sono iniziate a novembre 2025, agli esordi della relazione tra lui e una trentottenne, sua vecchia conoscente contatta da lui sui social. In brevissimo tempo, l’uomo è diventato violento e ossessivo. Accusava la donna di tradirlo e da lì, via via, le cose sono peggiorate.
L’uomo segrega la donna in casa
L’uomo avrebbe privato la donna in maniera sempre più insistente del cellulare e dei contatti con i colleghi di lavoro fino a obbligarla a dimettersi dal lavoro. Da gennaio i maltrattamenti sono aumentati, e diventati quotidiani: in un’occasione la donna è stata picchiata a sangue con una lampada. Il culmine è arrivato la trentottenne è stata rinchiusa nella loro abitazione e le è stato impedito di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno, inclusi i parenti.
Insulti come “troi*, puttan*, cesso di mer*”
L’indagine dei carabinieri, coordinati dalla pm Alessia Menegazzo, ha permesso di ritrovare la donna e ricostruire le violenze. Una quotidianità fatta di umiliazioni – come appropriarsi del suo cellulare e inviare “messaggi volgari” e “telefonate” ai suoi colleghi di lavoro – botte e minacce: insulti come “troi*, puttan*, cesso di mer*”.
Le minacce con la pistola di soft air
Il 21 gennaio avrebbe inviato a casa un collega della vittima con l’obiettivo di “aggredirlo”. La sera del 31 gennaio, la donna è stata gettata a terra e la testa presa e sbattuta “contro al muro” e minacciata con una pistola da soft air, minacciandola di fare “del male a lei” e “alla sua famiglia” se avesse denunciato.
“Odio contro una donna”
Per la prima volta un gip di Milano riconosce la nuova aggravante dell’atto di “odio o di discriminazione o di prevaricazione” contro una donna “in quanto donna. Lo ha fatto la giudice per le indagini preliminari, Marta Pollinico, disponendo la custodia cautelare in carcere per il trentanovenne di Arese accusato dalla Procura di Milano di maltrattamenti e lesioni aggravate.
Fonte: https://www.milanotoday.it/cronaca/segrega-sequestra-picchia-donna-arese.html



