Auto, avanzano i costruttori cinesi: nel 2030 avranno il 13% di quota di mercato in Europa


ROMA – Mentre il mercato europeo dell’auto arretra (-2% nel 2025, ma in lieve risalita nei prossimi anni) e l’elettrico non decolla (15% in Europa e 5% in Italia), rimanendo ancora lontano dagli obiettivi del Green Deal, l’offensiva dei veicoli cinesi nel Vecchio Continente si fa sempre più aggressiva. Dal 2024 al 2030 le vendite cinesi cresceranno di 800 mila unità e nel 2030 raggiungeranno il 13% del mercato europeo, mentre in Italia arriveranno al 10%. E tutto questo a scapito dei costruttori europei, che vedranno la loro quota di mercato in Europa ridursi dal 62% del 2024 al 58% del 2030.
Sono alcuni dei dati contenuti nell’aggiornamento del Global Automotive Outlook di AlixPartners presentato nell’evento ‘Automotive, quale futuro – Reagire con decisione: basta parole!’, promosso dal movimento di opinione sui temi della mobilità a motore #FORUMAutoMotive, in occasione del decennale delle attività. Al centro dell’evento il Green deal e l’opportunità, ormai condivisa da settori crescenti della politica e del mondo automotive, di affrontare con grande pragmatismo le sfide inserite nel piano europeo, prevedendo diverse modalità e tempistiche.
Presentando i dati aggiornati, Emanuele Cordone, Director della Practice Automotive di AlixPartners, ha evidenziato come si stia assistendo a un calo della profittabilità per i costruttori europei e americani, mentre i player cinesi migliorano i propri margini. In Italia la crescita dei prezzi dei veicoli, causa primaria del mancato ritorno del mercato ai livelli pre-Covid, sta portando a un aumento della vendita di prodotti cinesi che, secondo le stime di AlixPartners, passeranno dal 6% del 2025 fino al 10% del 2030. Mentre la vendita di veicoli europei scenderà dal 64% di quest’anno al 61% del 2030. Sul fronte produttivo, per raggiungere l’obiettivo annuale dichiarato di un milione di unità servirebbero oggi più di due anni. L’utilizzo delle fabbriche, che dal 2017 al 2025 è diminuito in Europa di circa 20 punti percentuali, da noi ha invece perso 40 punti percentuali, raggiungendo livelli insostenibili.
“In Italia – ha affermato Cordone – le emissioni delle nuove auto vendute restano stabili dal 2017, ma il parco circolante continua a invecchiare, e la quota di veicoli elettrici a batteria (BEV) e ibridi plug-in (PHEV) rimane contenuta a circa il 10% nella prima metà del 2025’’. Una prospettiva di crescita però si intravede nelle flotte aziendali, dove la quota di BEV e PHEV ‘’è già più alta rispetto al mercato generale e potrebbe avere una ulteriore spinta dal nuovo schema di incentivo fiscale previsto per il 2025’’. Rispetto alla diffusione dei BEV, l’Italia continua ad essere fanalino di coda tra i principali mercati europei, con una quota stimata al 5% a metà 2025, contro il 20% del Regno Unito, il 17% della Germania, il 16% della Francia e il 7% della Spagna. Inoltre, l’Italia è tra i paesi Ue con il valore residuo dei BEV più basso (32% contro il 50% dei veicoli a combustione interna), ma questo ‘’potrebbe aprire nuove opportunità nel mercato dell’usato”. Anche nell’Unione europea la quota di veicoli elettrici, stimata a metà anno al 15%, è modesta. Entro i prossimi due anni però è previsto il lancio di molti nuovi modelli a batteria che, tra il 2024 e il 2027, incrementeranno l’offerta per i consumatori del 90%. Anche se la differenza di prezzo con i corrispondenti modelli a combustione interna resta significativa (+53%) nei segmenti A-B. Secondo lo studio AlixPartners, i veicoli elettrici con range extender (Reev), aiutando a superare l’ansia da ricarica, potrebbero giocare un ruolo importante nella diffusione dell’elettrico nel Vecchio Continente. In Germania, maggiore mercato dell’auto in Europa, l’83% dei consumatori apprezza i veicoli elettrici con range extender. Indipendentemente dal tipo di veicoli posseduti, i consumatori tedeschi ritengono i Reev più attraenti dei Bev. Anzi, i più attratti dai Reev sono proprio i proprietari di Bev (53%), mentre la percentuale più alta di detrattori dei Reev rispetto ai Bev sono i proprietari di veicoli a combustione interna (17%).



