Autovelox in Italia, solo 1.000 su 11.000 sono a norma?

Dopo anni di discussioni sugli autovelox, ne resteranno accesi solo 1.000. Forse. Si è prima scoperto che ammontano a 11.000 i rilevatori, e che solo 3.800 sono registrati nella piattaforma ministeriale: di questi, 1.000 rientrano nei requisiti di omologazione (a quanto pare).
Infatti, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha trasmesso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) il nuovo decreto sugli autovelox, passaggio necessario per la successiva notifica alla Commissione europea nell’ambito della procedura TRIS (Technical Regulation Information System).
Un iter che prevede una clausola di 90 giorni, durante i quali il provvedimento non potrà entrare in vigore. Il decreto rappresenta il punto di arrivo di un percorso fortemente voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, con l’obiettivo dichiarato di ristabilire un principio chiave: gli autovelox devono servire a prevenire gli incidenti e a salvare vite, non a fare cassa per gli enti locali.
Tuttavia, del decreto da visionare non c’è traccia da nessuna parte: nessun sito ufficiale lo pubblica. Inoltre, è il Ministero delle Imprese che dovrebbe emanare il decreto autovelox sulla base di criteri di metrologia scientifici. Insomma, qui la questione resta aperta: ricorsi ancora possibili in un limbo giuridico. Permane il caos.
Censimento Autovelox: i numeri di un sistema fuori controllo
Uno degli elementi più rilevanti del decreto è il fatto che tenga conto degli esiti del censimento nazionale degli autovelox. Per la prima volta, l’Italia dispone di un quadro trasparente e verificabile di tutti i dispositivi effettivamente in uso sul territorio. Il censimento ha permesso di raccogliere dati fondamentali:
- numero complessivo degli apparecchi;
- tipologia (fissi, mobili, tutor, sistemi medi);
- marca e modello;
- stato di omologazione e conformità alle norme vigenti.
I risultati hanno avuto l’effetto di una doccia fredda. A fronte di circa 11.000 dispositivi informalmente rilevati sul territorio nazionale, solo 3.800 sono stati effettivamente registrati sulla piattaforma ufficiale. Un dato che da solo evidenzia una gestione frammentata e, in molti casi, opaca del sistema di controllo della velocità. Ancora più significativo è il fatto che, tra i dispositivi censiti, poco più di 1.000 rientrino nei requisiti di omologazione in fase di adozione. Ciò significa che una larga parte degli autovelox attualmente utilizzati potrebbe non rispettare pienamente i criteri tecnici e giuridici ri
Procedura TRIS: perché il decreto autovelox deve passare per l’Europa
La notifica a Bruxelles attraverso la procedura TRIS è un passaggio obbligato per tutti i provvedimenti nazionali che introducono regole tecniche potenzialmente incidenti sul mercato interno europeo. In questo caso, il decreto sugli autovelox riguarda requisiti di omologazione, conformità tecnica e utilizzo di dispositivi che rientrano a pieno titolo nelle normative comunitarie.
La notifica del decreto a Bruxelles consentirà così di verificare la coerenza delle nuove regole italiane con il quadro comunitario e, potenzialmente, di allineare il nostro Paese alle migliori pratiche europee. Se il decreto supererà senza intoppi la fase di “stand still” e otterrà il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, si aprirà una nuova fase per il controllo della velocità in Italia. Una fase caratterizzata da maggiore chiarezza normativa, minori contenziosi e un rinnovato focus sulla sicurezza stradale.
Solo dopo questa fase di pubblica consultazione, lo schema di decreto verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale italiana. A distanza di 33 anni dall’introduzione del Codice della Strada del 1993. Con la questione che tornò alla ribalta nel 2024 dopo la prima ordinanza con cui la Corte di Cassazione: stabilì che solo i velox omologati possono fare le multe. Ma, in assenza di decreto di omologazione, nessuno strumento era valido.
Parallelamente, il testo è stato trasmesso anche al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, chiamato a esprimere il proprio parere tecnico. Un doppio livello di valutazione che sottolinea l’importanza e la delicatezza del provvedimento.
Omologazione vs Approvazione: la distinzione che annulla le multe
Il cuore del problema è la differenza tra “approvazione” e “omologazione”. Molti dispositivi sono stati installati sulla base di decreti di approvazione ministeriale, ma senza una vera e propria omologazione secondo procedure tecniche dettagliate e standardizzate. Il nuovo decreto mira a colmare questo vuoto normativo, definendo in modo univoco i requisiti necessari affinché un autovelox possa essere considerato legittimo, riducendo drasticamente il contenzioso.
Cosa cambia per i Comuni e la sicurezza stradale
Il decreto avrà un impatto significativo sugli enti locali, che negli anni hanno fatto largo affidamento sugli introiti delle multe. Con le nuove regole, molti Comuni potrebbero essere costretti a dismettere dispositivi non conformi o a investire pesantemente nell’adeguamento tecnologico.

Questo comporterà, nel breve periodo, una riduzione delle entrate. Tuttavia, il MIT sostiene che il sistema ne uscirà rafforzato grazie a una maggiore legittimità delle sanzioni.
L’obiettivo è che i rilevatori tornino alla loro funzione originaria: essere collocati in punti realmente pericolosi e segnalati in modo chiaro, smettendo di essere percepiti come “trappole” per gli automobilisti. Noi, in realtà, avevamo e abbiamo ancora qualche dubbio sulla chiusura definitiva della vicenda.



