Dall’economia del mare un valore aggiunto di 64,6 miliardi


227.975 imprese e 1.040.172 di occupati, l’Economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 64,6 miliardi che, se consideriamo anche il valore indiretto e quello indotto nel resto dell’economia, raggiunge i 178,3 miliardi, pari al 10,2 per cento del Pil. I dati sono emersi dal XII Rapporto Nazionale sull’Economia del mare a cura di Osservatorio Nazionale sull’Economia del mare Ossermare, Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. Un settore in netta crescita in ogni suo aspetto. “La blue economy è uno dei settori trainanti della nostra economia con una forte connotazione imprenditoriale”, ha detto Andrea Prete, presidente Unioncamere, spiegando che “ne è una dimostrazione l’incremento della base d’impresa che è aumentata nell’ultimo biennio dell’1,5 per cento contro una contrazione di quasi due punti di quella complessiva, con una maggiore presenza di imprenditorialità giovanile e femminile”.

Secondo il rapporto cresce il valore aggiunto diretto con un +15,1 per cento, pari a due volte la crescita media italiana si ferma al 6,9 per cento. Cresce il valore aggiunto complessivo di quasi un punto percentuale rispetto a quanto rilevato dall’XI Rapporto del 2023. Cresce il moltiplicatore, pari quest’anno a 1,8, a fronte dell’1,7 per cento della scorsa rilevazione. Ossia per ogni euro speso nei settori della filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia. Giovanni Acampora, presidente Assonautica Italiana, ha sottolineato l’importanza della crescita “del Sud e si consolida il primato del Sud come imprese dell’economia del mare”. Un dato molto importante, ha aggiunto, su cui credo che tutti debbano riflettere perché è una sorta di riequilibrio nazionale. Acampora ha poi voluto rendere merito all’impegno del governo nel settore: “Oggi, complice un panorama istituzionale estremamente favorevole, il percorso di riaffermazione della nostra identità marittima ha trovato un interlocutore unico e attento nel ministro del Mare e nella sua struttura tecnica di missione”.

Dal canto suo, Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, ha avvertito che “cresce la competizione e la concorrenza con i paesi del Nord Africa e anche con quelli del Vicino e Medio Oriente”. La risposta, per Musumeci “è fare rete, bisogna riqualificare la rete portuale, aggiornarla, elettrificarla, dobbiamo lavorare per puntare sul turismo di porto, c’è tanto da fare”. Il ministro ha assicurato che “la materia prima, cioè il mare come risorsa, è già entrata nell’agenda non solo del Governo, ma delle Autorità locali e regionali, che significa che con un dialogo più concreto possiamo davvero lavorare per far crescere un settore che conta oltre un milione di addetti. Nel suo intervento, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, è stato chiaro: “il futuro dell’Italia è sullo spazio e sul mare e il mare potrà far superare al Sud il divario con il resto dell’Italia”.

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Fonte: https://www.agenzianova.com/news/dalleconomia-del-mare-un-valore-aggiunto-di-646-miliardi/

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