gli ex consiglieri rilanciano sul caso dello scioglimento del Consiglio


Gli ex consiglieri comunali di Raffadali – Salvatore Gazziano, Caterina Giglione, Domenico Tuttolomondo, Santino Cuffaro Farruggia, Maria Concetta Casalicchio, Salvatore Gacioppo e Paolina Sacco – intervengono dopo la nota diffusa dal Comune sull’improcedibilità del ricorso straordinario presentato al presidente della Regione. “Precisiamo che nel provvedimento non c’è stato alcun giudizio nel merito e nessun parere sostanziale del Cga”, spiegano gli ex amministratori contestando quella che definiscono una ricostruzione fuorviante dell’amministrazione.
Bilancio di previsione non approvato e Consiglio sciolto: Tumminello resta commissario straordinario
La dichiarazione di improcedibilità è, infatti, una conseguenza automatica della decisione del sindaco Silvio Cuffaro di proporre la trasposizione del ricorso al Tar. Una scelta che, secondo gli ex consiglieri, ha un costo stimato di circa diecimila euro per i cittadini. Gli stessi ex amministratori aggiungono di avere poi deciso volontariamente di non portare avanti il ricorso al Tar lasciando trascorrere i termini per la riassunzione.
La vicenda si innesta sull’antefatto istituzionale. Il consiglio comunale era stato sciolto per non avere approvato il bilancio di previsione 2025-2027 con la conseguente nomina del commissario straordinario Antonio Tumminello da parte della Regione. Il ricorso straordinario presentato dagli ex consiglieri mirava al reintegro nelle loro funzioni. Come ricostruito nel documento ufficiale, il presidente della Regione ha dichiarato il ricorso improcedibile dopo che i legali del Comune e del commissario avevano chiesto la trasposizione al Tar sostenendo il carattere dovuto dello scioglimento per garantire gli equilibri finanziari dell’ente. Una volta decorso il termine dei sessanta giorni, il ricorso non può più essere riassunto davanti al tribunale amministrativo e le censure sono divenute definitivamente improcedibili.
Gli ex consiglieri sostengono che la scelta del sindaco abbia avuto un obiettivo politico ben preciso: evitare la possibilità di un reintegro dell’Assise a pochi mesi dalle amministrative. Secondo loro lo scioglimento rappresentava “l’unico modo per continuare a gestire indisturbati il Comune” dato che, come ricordano, “da circa un anno il sindaco non aveva più una maggioranza consiliare”.
Contestano inoltre quella che definiscono “una nota che mistifica la verità”, utile solo, sostengono, a distogliere l’attenzione dalle vicende politiche e giudiziarie che coinvolgono la Regione nelle ultime settimane. A loro avviso quanto accaduto a Raffadali si inserirebbe in un “modus operandi” finalizzato a mantenere un assetto di potere consolidato all’interno degli uffici regionali.
Gli ex consiglieri rivendicano infine il proprio ruolo e la propria battaglia politica ricordando che il loro ricorso non è mai stato respinto nel merito: “È stato fermato, non bocciato. La verità va ristabilita”.


