“Il calcio è la mia vita”


Avvocato penalista di professione e dirigente calcistico per passione, da vent’anni vive due vite parallele con la stessa dedizione. Giovanni Castronovo, fra udienze, trasferte e riunioni di mercato, ha costruito un percorso che lo ha portato dall’Agrigentina alla Nissa, passando per Akragas, Parmonval e Castellammare. Ha ricostruito società, vinto campionati e perso finali, senza mai abbandonare il campo.
“Il calcio è la mia seconda vita, un impegno che affronto con la stessa serietà con cui esercito la professione forense”, racconta ad AgrigentoNotizie. Due mondi diversi, ma uniti dalla stessa regola: impegno, serietà e ambizione.
Avvocato, ha iniziato quasi per caso una ventina d’anni fa con l’Agrigentina, in Prima Categoria. Da allora è stato dirigente di Akragas, Parmonval, Castellammare e Nissa, e non si è “riposato” nemmeno una stagione. Ci racconta come la sua passione sia diventata, di fatto, un vero e proprio secondo lavoro?
“È innegabile che il calcio abbia sempre avuto un ruolo fondamentale nella mia vita: prima, da giovane, come calciatore, e poi, una volta appese le scarpe al chiodo, come dirigente. Ho avuto l’onore di ricoprire per due volte, ricostruendo la società dopo altrettanti fallimenti, il ruolo di presidente dell’Akragas. La prima volta nel 2011/2012, quando nella finale play off nazionale per la promozione in D perdemmo a soli undici minuti dal termine, su rigore, contro il Città della Cava. L’anno successivo, però, allestimmo una vera e propria corazzata con Pino Rigoli in panchina, dominando il campionato e ipotecando la promozione già nel girone d’andata”.
Poi cosa è successo?
“Poi, per motivi di lavoro, sono rientrato a Palermo, dove per dieci anni ho ricoperto il ruolo di direttore generale della Parmonval, società del mio amico Edy Tamajo. Con quella squadra sfiorammo la serie D, perdendo la finale contro l’Andria. Successivamente ho accettato la proposta del mio amico e collega Peppe Mione, trascorrendo due stagioni serene a Castellammare del Golfo, dove al primo anno abbiamo centrato un quarto posto storico. Oggi, invece, vivo un’esperienza straordinaria alla Nissa, grazie alla fiducia del mio amico Luca Giovannone. È senza dubbio la tappa più gratificante della mia carriera, in una piazza importante e ambiziosa. Il calcio, per me, è diventato una sorta di secondo lavoro, accanto alla professione forense che resta la mia attività principale”.
Come concilia i suoi impegni professionali con allenamenti, partite, trasferte e riunioni?
“Diciamo che ci riesco abbastanza bene. Do priorità assoluta alla professione di avvocato penalista, ma dopo quasi vent’anni ho trovato il giusto equilibrio per gestire entrambe le attività in modo serio e professionale. Le partite si disputano quasi sempre nel fine settimana, quando non ci sono udienze o impegni legati al lavoro, e questo rende tutto perfettamente conciliabile”.
L’esperienza alla Nissa, per categoria e per ambizione del club, rappresenta fino a questo momento l’apice della sua carriera da dirigente. E il futuro?
“L’esperienza che sto vivendo a Caltanissetta è senza dubbio la più prestigiosa e gratificante di sempre. Ho la fortuna di far parte di un progetto importante, voluto dal patron Luca Giovannone, che punta a riportare la Nissa nel calcio professionistico dopo oltre quarant’anni. Mi sono integrato molto bene con l’ambiente, con lo staff e con i tifosi della curva nord. Le mie intenzioni sono di restare a lungo per dare il mio contributo alla realizzazione di questo progetto, anche se nel calcio, come nella vita, nulla si può mai escludere a priori”.
Facciamo un passo indietro. È stato nella dirigenza dell’Akragas a più riprese e, nel 2010, fu l’artefice della rinascita dopo l’ennesimo fallimento. Ricordi e rimpianti delle diverse avventure?
“Ad Agrigento ho vissuto due bienni, 2011-2013 e 2018-2020, davvero splendidi, sia dal punto di vista sportivo che umano. Ancora oggi mantengo rapporti con tanti amici conosciuti nel mondo Akragas. Il ricordo più bello è l’emozione che mi trasmetteva lo stadio Esseneto, soprattutto quando la curva sud era gremita di tifosi festanti. L’unico rimpianto è non aver potuto affrontare la serie D per motivi lavorativi e familiari. Mi auguro di poter rivivere presto quella grande emozione, anche in un contesto diverso”.
Quale ricorda con maggiore soddisfazione e quale l’ha delusa di più?
“I ricordi più amari sono legati alle due finali per l’accesso in serie D perse nel 2012 e nel 2020. Ma di momenti belli ne ho tantissimi: la promozione del 2013 con quattro turni d’anticipo, le vittorie in rimonta, le notti di festa con i tifosi. L’esperienza agrigentina mi ha fatto crescere molto, sia umanamente che come dirigente, permettendomi di fare calcio a buon livello in una piazza prestigiosa”.
Perché, secondo lei, puntualmente ogni cinque anni l’Akragas fallisce?
“Sinceramente non so darmi una spiegazione logica. È come se sull’Akragas gravasse una sorta di maledizione: ogni volta che raggiunge il professionismo, subito dopo arriva il fallimento. Credo che la causa sia anche la mancanza di programmazione e la presenza di figure poco competenti. A questo si aggiunge la carenza di impianti sportivi e le condizioni precarie dello stadio Esseneto, che oggi per fortuna sta per essere rinnovato con un moderno impianto di illuminazione”.
Cosa ne pensa dell’Akragas di oggi, dal punto di vista tecnico e societario?
“Non conosco personalmente il presidente Salvatore La Porta, ma chi lo affianca me ne ha parlato bene, descrivendolo come una persona ambiziosa e vincente. La squadra è stata costruita con criterio ed è allenata da Seby Catania. Anche se oggi ha dieci punti di distacco dalla capolista, sono convinto che l’Akragas, tramite i play off o la Coppa Italia, possa raggiungere l’Eccellenza. Questo è il mio auspicio”.
Se le venisse proposto di tornare nella società?
“Attualmente mi trovo molto bene a Caltanissetta e difficilmente vorrei spostarmi, per la bontà e la serietà del progetto di Luca Giovannone. Tuttavia, non sono insensibile al fascino della maglia biancazzurra. Nel calcio non si può mai dire mai: se arrivasse una proposta seria e vincente, la valuterei con attenzione, perché al richiamo dell’Akragas è difficile resistere”.
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