il caso della legittima difesa

Si attende in giornata la sentenza d’appello sul caso di Mario Roggero, il gioielliere che a Grinzane Cavour (Cuneo) uccise due rapinatori e ne ferì un terzo, rincorrendo i malviventi fuori dal negozio.
I giudici si sono ritirati in camera di consiglio dopo la discussione dell’avvocato difensore Stefano Marcolini: nessuna replica dal pm. In aula ha parlato, prima del suo legale, lo stesso imputato. Roggero ha reso dichiarazioni spontanee, come già aveva fatto nel primo processo ad Asti, al termine del quale era stato condannato a 17 anni di carcere.
“Ho agito per legittima difesa, volevo salvare mia moglie e scongiurare il rischio che, sapendo di essere stati visti, tornassero in negozio a ucciderci. Ho solo voluto proteggere la mia famiglia” ha detto il gioielliere.
In particolare, Roggero ha affermato di aver sparato perché gli è parso che uno dei rapinatori, Andrea Spinelli, stesse puntando l’arma contro di lui: più tardi si sarebbe scoperto che si trattava di una pistola giocattolo.
L’avvocato Marcolini, dopo aver ripercorso i vari motivi di appello, si è soffermato sulla tesi della legittima difesa putativa: “Non c’è stato tempo per i ragionamenti, c’è stato solo il tempo per una reazione istintiva, quella di provare a far paura”.


