Il pm di Milano: “Caporalato a Glovo, regolarizzare 40 mila rider in tutta Italia”

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Caporalato aggravato su duemila rider a Milano e su 40 mila in tutta Italia. È quanto emerge dal decreto di controllo giudiziario in via d’urgenza di di Foodinho srl, la società che gestisce la piattaforma a di Food delivery Glovo, e il suo amministratore delegato Miquel Oscar Pierre, cittadino spagnolo, disposto dal pm Paolo Storari affinché venga controllato il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative e si proceda alla regolarizzazione dei lavoratori che al momento dell’avvio del provvedimento prestavano la propria attività lavorativa anche al fine di impedire che le violazioni si ripetano. Nel decreto disposto dal pm Paolo Storari, si legge che emerge una situazione di “vero e proprio sfruttamento lavorativo” perpetrato da anni ai danni di numerosi rider, costretti a lavorare molte più ore rispetto al normale orario settimanale, percependo però compensi ampiamente inferiori ai minimi previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Secondo quanto rilevato, i lavoratori ricevono retribuzioni “sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato” e in “palese difformità da quanto stabilito dalla contrattazione collettiva”, in violazione dell’articolo 36 della Costituzione e dell’articolo 603 bis del Codice penale. Una condizione che, viene sottolineato, “è indispensabile far cessare al più presto”, anche perché coinvolge un numero rilevante di lavoratori con redditi inferiori alla soglia di povertà.

Dalle verifiche sul reddito netto conseguito nel 2025, effettuate su un campione di 24 rider, è emerso che 18 lavoratori su 24 (75 per cento) risultano sotto la soglia di povertà, pur dichiarando di lavorare un numero di ore “significativamente superiore al normale orario settimanale”. Nelle 54 pagine del decreto si legge che, per questi soggetti, lo scostamento medio rispetto alla soglia è di circa cinquemila euro annui, pari a una riduzione del 30 per cento, con casi estremi che superano gli 11.700–12.400 euro. Il quadro peggiora ulteriormente se il confronto viene effettuato non con la soglia di povertà, ritenuta “certamente non rispettosa dell’art. 36 della Costituzione”, ma con i livelli retributivi previsti dal Cccnl trasporti e logistica: in questo caso i rider sotto soglia salgono a 21 su 24 (87,5 per cento). Dalle indagini emerge inoltre che il raffronto riguarda esclusivamente il “netto disponibile” e non tiene conto di ulteriori tutele tipiche del lavoro subordinato, come Tfr, coperture assicurative e previdenziali, diritti contrattuali e strumenti di welfare. Dalle dichiarazioni dei rider risulta che i redditi sono stati conseguiti lavorando mediamente 9-10 ore al giorno per almeno sei giorni a settimana, pari a 54-60 ore settimanali, “ben oltre il normale orario di lavoro settimanale”. Alla luce di questi elementi viene ribadita la “situazione di urgenza”, poiché “lo sfruttamento dello stato di bisogno è in atto e deve al più presto essere interrotto”.

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Fonte: https://www.agenzianova.com/news/il-pm-di-milano-caporalato-a-glovo-regolarizzare-40-mila-rider-in-tutta-italia/

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