Imark, Stati Uniti ancora terra di opportunità per le aziende italiane

Orgoglio Made in Italy sì, ma anche capacità di «americanizzarsi», creando partnership con gruppi statunitensi o portando oltreoceano parto della produzione. Se le imprese italiane (per lo meno quelle medie e grandi) sapranno mettere in atto queste strategie – e sapranno farlo prima di altri competitor – l’effetto dei dazi di Trump potrebbe non avere gli impatti negativi tanto tenuti dalle imprese e, anzi, gli Stati Uniti possono continuare a rappresentare per le aziende italiane l’Eldorado che sono stati per tanti decenni.
Stati Uniti terra di opportunità
Perché Stati Uniti e Italia hanno molto da dirsi e da darsi: «L’Italia è radicata nella tradizione umanistica, gli Stati uniti in una costante spinta verso l’innovazione. Il nostro lavoro consiste nel far dialogare queste due forze», spiega Roberta Marcenaro Lyon, ceo di Imark e direttrice esecutiva di Imark Impact, agenzia di posizionamento strategico delle aziende italiane negli Usa da lei fondata nel 2008 a Washington DC: una piattaforma ideata per un futuro prossimo venturo con cui pianificare non solo business ma cultura.
«Mi occupo da vent’anni di Cross Continental Business per diverse filiere italiane sul mercato statunitense – aggiunge Marcenaro -. E dico sempre che sul mercato americano occorre sempre mettere in campo strategie anticipatorie. Anche quello che sta cercando di fare Trump con i dazi, non è una novità, ma il frutto di una visione antica, che da sempre sottende l’approccio americano al mercato globale: il concetto di Buy American».
«Americanizzarsi» chiave per crescere
E allora le aziende italiane devono smettere di pensare che i propri prodotti possano funzionare solo per la loro elevata qualità o bellezza – che sono innegabili, ma negli Stati uniti non basta: per venderlo è necessario conoscere molto bene i gusti americani e garantire uno standard elevatissimo di servizi che si confronta con una competizione che non è quella locale, statunitense, ma internazionale».
«Americanizzarsi è necessario – ribadisce Marcenaro -. Ovvero aprire delle filiali negli Stati Uniti, stringere partnership con i gruppi americani o cercare di partecipare alla vita industriale americana. Le aziende italiane sono chiamate a superare un approccio meramente orientato all’export, adottando strategie di presenza diretta e adattamento competitivo». Realtà come Imark (una società privata che lavora a stretto fianco con istituzioni e sistema camerale) servono proprio ad agevolare questa trasformazione, accompagnando in particolare le realtà medie e piccole, per le quali un simile percorso risulta più complesso oppure richiede investimenti che non sono in grado di sostenere. «Per questo abbiamo di recente aperto, oltre al nostro ufficio di Washington, anche una sede a Roma, che si propone di essere un pontre tra Italia e Usa», aggiunge l’imprenditrice.



