Israele conferma il raid contro Hamas a Rafah dopo l’attacco contro i suoi soldati

L’esercito israeliano ha condotto in serata un tentativo di assassinio mirato contro un “alto responsabile” della Brigata Rafah di Hamas. Lo riferisce la radio militare israeliana, secondo cui l’operazione è stata lanciata dopo l’attacco avvenuto nel pomeriggio nell’area di Rafah, durante il quale cinque soldati israeliani sono rimasti feriti. In un comunicato diffuso in serata, l’Idf ha parlato di una “chiara violazione dell’accordo di sospensione delle operazioni” da parte di Hamas, affermando che combattenti palestinesi hanno colpito truppe israeliane dispiegate secondo i termini dell’intesa. L’Idf, con il supporto dell’intelligence militare e del servizio di sicurezza interno Shin Bet, afferma di avere “neutralizzato un membro di Hamas” nel sud della Striscia in risposta all’attacco. Media israeliani ipotizzano che i combattenti siano riemersi da strutture sotterranee prima dello scontro.
L’aggiornamento dell’Idf giunge poco dopo il bombardamento che nel tardo pomeriggio ha colpito un gruppo di tende di sfollati a Mawasi Khan Younis, nel sud della Striscia. Il Kuwait Speciality Hospital ha riferito di almeno cinque vittime, tra cui due minori, causate da un attacco con droni israeliani contro l’area di rifugio. I media israeliani parlano invece di sei morti, un dato non ancora confermato da fonti palestinesi. Secondo “Al Jazeera”, il raid sarebbe parte della risposta immediata all’attacco di Rafah. In serata il corrispondente dell’emittente ha segnalato quattro nuovi colpi di droni contro tende di sfollati nella stessa zona.
L’escalation ha spinto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a convocare d’urgenza la leadership della sicurezza. Secondo “Channel 12”, il capo di stato maggiore avrebbe affermato che “non è possibile ignorare” quanto avvenuto a Rafah, mentre una fonte governativa ha definito la vicenda un “grave incidente”, precisando che Israele è in stretto coordinamento con gli Stati Uniti. Nel frattempo, il quotidiano “Yedioth Ahronoth” riferisce che l’esercito sta colpendo nel sud della Striscia “depositi di armi, centri di comando e officine di produzione” attribuiti a Hamas, nel quadro di una nuova ondata di bombardamenti localizzati nel settore meridionale di Gaza.
Hamas accusa Israele di “aggressione barbarica”
Il movimento islamista palestinese Hamas ha accusato questa sera l’esercito israeliano di aver commesso una “aggressione barbarica” bombardando le tende degli sfollati nell’area di Mawasi Khan Younis e i dintorni del Kuwait Speciality Hospital, nel sud della Striscia di Gaza. In un comunicato ufficiale, il movimento parla di un “crimine di guerra” che avrebbe provocato “numerose vittime, inclusi bambini”.
Hamas, dal canto suo, respinge la versione israeliana e denuncia l’attacco a Khan Younis come una violazione esplicita della tregua in vigore da due mesi. Nel comunicato diffuso in serata, il movimento afferma che “l’escalation riflette un tentativo deliberato dell’occupazione di sottrarsi ai propri impegni”, in particolare al divieto di colpire civili, aree residenziali e tende degli sfollati. Il movimento attribuisce inoltre “piena responsabilità” a Israele per le conseguenze del raid.
Hamas chiede dunque ai mediatori – Qatar, Egitto e Stati Uniti – e ai Paesi garanti dell’accordo di intervenire “immediatamente” per fermare “i crimini in corso” e per impedire che “la leadership israeliana continui a sfuggire ai propri obblighi”. Le accuse arrivano mentre la situazione nel sud della Striscia appare in rapido deterioramento: in serata, il corrispondente dell’emittente qatariota “Al Jazeera” ha riportato quattro ulteriori bombardamenti con droni nella stessa area di Mawasi Khan Younis.
Fino a 300 miliziani di Hamas sarebbero riusciti a fuggire dai tunnel di Rafah
Tra 200 e 300 membri di Hamas, rimasti per settimane intrappolati nei tunnel di Rafah in aree della Striscia di Gaza controllate da Israele, sarebbero riusciti a fuggire superando la cosiddetta “linea gialla”. Lo riferisce il quotidiano libanese “L’Orient le Jour”, citando un’inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano emiratino “The National”, secondo cui una parte di questi combattenti avrebbe approfittato di cedimenti strutturali dei tunnel causati dai bombardamenti, mentre altri sarebbero stati aiutati – dietro pagamento – da miliziani locali filoisraeliani incaricati del controllo dell’area.
Le cifre riportate dal giornale coincidono con quelle circolate nelle ultime settimane sia all’interno del movimento palestinese sia in fonti israeliane: si tratterebbe del gruppo di miliziani che aveva perso ogni contatto con il resto della struttura militare di Hamas e che, secondo alcune valutazioni, non sarebbe neppure stato a conoscenza del cessate il fuoco entrato in vigore due mesi fa. Il movimento islamista, la scorsa settimana, aveva chiesto un intervento internazionale affinché Israele consentisse il rientro dei combattenti rimasti isolati, dopo che l’esercito israeliano aveva annunciato l’uccisione di 20 miliziani mentre cercavano di uscire dai tunnel.
Secondo “The National”, gli uomini di Hamas erano distribuiti in tre differenti reti sotterranee nella zona di Rafah. Le condizioni sarebbero state estreme: scarsità di acqua, cibo e munizioni, ma nessuna intenzione di arrendersi. “Non sappiamo se ci siano sopravvissuti ancora all’interno”, ha detto una delle fonti citate. “Pensiamo che la maggior parte siano ormai morti o riusciti a fuggire”. Nel pomeriggio, media israeliani e palestinesi hanno riferito di nuovi bombardamenti dell’esercito israeliano su Rafah, in un contesto di crescenti violazioni del cessate il fuoco attribuite a Israele. Diverse fonti hanno parlato di “scontri intensi” nella parte orientale della città: combattenti di Hamas sarebbero riemersi da strutture sotterranee in aree sotto controllo israeliano, avrebbero ingaggiato un conflitto a fuoco con le truppe, per poi ripiegare.
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