la Giunta delibera di intitolare la sala lettura della biblioteca al giornalista Angelo Meli

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Ci sono nomi che restano impressi nei cuori. Ci sono storie che profumano di carta stampata, di dignità e di quel coraggio silenzioso che non urla mai, ma agisce. A Canicattì, la giunta comunale ha scelto di rendere omaggio a uno dei suoi figli più cari: la sala lettura della biblioteca del Centro culturale “San Domenico” porterà uno di quei nomi, quello di Angelo Meli. La delibera dell’Esecutivo Corbo è di ieri. L’istanza di deroga ai sensi della normativa vigente per poter procedere con la proposta di intitolazione alla memoria del giornalista Angelo Meli è stata invece inviata alla Prefettura lo scorso 29 gennaio. 

Non una targa su un muro. Ma un abbraccio tardivo ma necessario a un uomo che ha fatto della comunicazione un baluardo di legalità. Angelo non era solo un giornalista, era un “cronista gentiluomo”, un titolo che i colleghi gli avevano cucito addosso per quel suo modo umile e rigoroso di raccontare la realtà.

La sua storia comincia lontano dai riflettori (e sempre lontano vi è rimasta!), tra i tavolini del bar di famiglia dove già a sei anni, con la serietà di un adulto, aiutava i genitori. Una maturazione forzata, la sua, segnata dal dolore indicibile per la perdita del fratello quindicenne, annegato quando Angelo aveva appena undici anni. Quell’evento gli lasciò dentro un senso di responsabilità profondo, una gravità che avrebbe poi riversato in ogni sua inchiesta.

Lutto nel mondo del giornalismo: è morto il redattore Angelo Meli che non ha mai dimenticato la “sua” Canicattì

È stato un pioniere, il primo siciliano a laurearsi in Scienze della Comunicazione, ma il suo cuore è rimasto sempre ancorato alla sua terra. Dalle frequenze delle radio agrigentine fino alle pagine storiche de L’Ora e del Giornale di Sicilia, Angelo ha raccontato la “malapianta” mafiosa senza mai abbassare lo sguardo. Ha lottato per denunciare le infiltrazioni nelle agromafie e si è speso anima e corpo, ma sempre senza alzare polveroni (lontano da riflettori e proclami!), perché la casa del giudice Rosario Livatino aprisse le sue porte al mondo, diventando un presidio di memoria.

Oggi, tra gli scaffali del “San Domenico”, dove il silenzio invita alla riflessione, il nome di Angelo Meli ricorderà ai ragazzi che studiano che la scrittura può essere un atto d’amore e di resistenza. Il nome del bambino che serviva caffè e sognava di scrivere tornerà a casa, nella “sua” Canicattì e resterà per sempre tra i suoi libri, tra la sua gente. 

Angelo Meli ha lasciato un’eredità di silenzioso impegno civile, legalità e rigore professionale. E chi lo ha conosciuto davvero lo sa già. Per lui – che tante ne ha viste facendo quello che è un “mestieraccio” – il giornalismo era presidio di legalità: informazione certo, ma improntata su quello che è giusto fare e dire. La lotta alle agromafie l’ha fatta documentando, per decenni, le infiltrazioni mafiose nella filiera dell’uva Italia di Canicattì, sostenendo con forza la battaglia per l’ottenimento del marchio Igp come strumento di riscatto economico e difesa contro il controllo criminale. Ma Angelo Meli è anche andato oltre perché, attraverso la direzione della rivista “Asud’Europa” del Centro studi Pio La Torre, ha creato un laboratorio di pedagogia antimafia rivolto alle scuole italiane, promuovendo valori di impegno da trasmettere ai giovani colleghi e agli studenti. 

Dopo la sua scomparsa, la sua biblioteca personale su mafia e politica è stata donata alla Casa Sciascia di Racalmuto, dove è nata una sezione di studi economici a lui intitolata; inoltre, è stato istituito un premio nazionale “Angelo Meli” per gli studenti delle scuole secondarie. 

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Fonte: https://www.agrigentonotizie.it/cronaca/giunta-intitolare-sala-lettura-biblioteca-giornalista-angelo-meli.html

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