Prorogata fino all’11 gennaio la mostra di Alice Padovani e Laura Renna alla Fondazione Sabe di Ravenna: “Siamo due mosaiciste inconsapevoli”


Si è chiuso giovedì sera, alla Fondazione Sabe per l’Arte di Ravenna, il calendario degli eventi collaterali della mostra Tessere. Alice Padovani – Laura Renna, a cura di Pasquale Fameli, prorogata e visitabile fino all’11 gennaio. L’incontro ha visto protagoniste le due artiste, entrambe modenesi, in dialogo con Daniele Torcellini, direttore della Biennale di Mosaico Contemporaneo e docente dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

Al centro della serata, una riflessione sul rapporto tra mosaico e arte contemporanea. “La mostra offre lo spunto di interrogarsi sull’eredità del mosaico nelle pratiche artistiche contemporanee – spiega Fameli, che è anche direttore artistico della galleria di via Giovanni Pascoli 31 –. È costruita infatti intorno al duplice significato della parola ‘tessere’, che indica gli elementi costitutivi del mosaico e anche l’atto di intrecciare i fili”. Durante l’incontro è stato presentato anche il catalogo della mostra, stampato da Danilo Montanari Editore, con fotografie di Daniele Casadio. “In copertina abbiamo scelto il colore Pantone oro proprio per richiamare il mosaico”, ha ricordato Fameli.

Nel corso del dialogo, Daniele Torcellini ha sottolineato la complessità del tema: “Parlare di mosaico è sempre una sfida, è complesso. Eppure può integrarsi con la realtà in modo sorprendente, a volte con assonanza, a volte con dissonanza. Numerosi sono i temi che meritano di essere affrontati, come quello dell’assemblaggio, dell’uso di materiali differenti e di tecniche alternative per essere contemporanei”. In questo contesto si inserisce il lavoro di Padovani e Renna, che assumono il mosaico come riferimento per un’operatività aperta e diversificata, tradotta in opere oggettuali e installative capaci di ridefinire lo spazio espositivo.

“Facendo questa mostra mi sono resa conto di essere una mosaicista inconsapevole – ammette Alice Padovani –. Prima non ci avevo mai pensato anche se da sempre tratto la materia in pezzi, come qualcosa da mettere insieme, facendo installazioni, assemblaggi, disegni e opere varie. Come i frammenti di tessuti che amo utilizzare sino ad arrivare alle ali di farfalle. Però non incollo ma spillo o inchiodo, quindi la mia forma di mosaico è una pratica meno gentile. Assemblo per trattenere in modo violento il tempo, la memoria, la materia, anche se il mio è un vano tentativo, è la mia stessa paura di morte, un concetto inafferrabile”.

Anche Laura Renna, in collegamento video dal Messico, ha raccontato il proprio approccio: “Anche io sono approdata a questa mostra non proprio preparata sul mosaico, grazie alla chiamata di Fameli, e anche io ho scoperto di avere molto a che fare con la processualità del mosaico dato che inizio sempre da un punto a da lì vado avanti. Il mio lavoro si adatta all’ambiente e allo spazio che deve accogliere l’opera. Alla fine è sempre lo spazio a determinare la forma definitiva”. In mostra sono presenti opere realizzate con tessuti di lana ottenuti da maglioni rigenerati e sfibrati. “Per un artista è importante usare quello che c’è già – aggiunge –, perché c’è molto superfluo in giro. Mi piacciono i materiali che hanno una storia. I miei lavori sono ‘soglie’, luoghi vivi dove le cose accadono, visibili e invisibili. Con queste soglie chiedo un piccolo sforzo ai fruitori, di ascoltare con tutto il corpo e non solo con le orecchie, cosa non facile. Si apre così una piccola finestra sull’interiorità”.

Nel dialogo finale, Torcellini ha richiamato alcuni concetti chiave legati al mosaico – tempo, processo, materia, artigianalità e manualità – ponendo una domanda aperta alle artiste: “Si può pensare a un post mosaico, a un’eredità del mosaico del Novecento oppure è una ‘distorsione’ che nasce dal vivere a Ravenna?”. Per Alice Padovani molte dinamiche creative agiscono in modo non del tutto consapevole. “La distruzione della materia per ricreare – afferma – non è altro che la metamorfosi animale che è letteralmente distruzione e non rinascita. Quindi la natura è un mosaico. Nei miei lavori e anche in quelli di Laura la parte estetica e concettuale sono ugualmente importanti. Non sarò mai un’artista super concettuale o super manuale. Poi a incidere nelle opere è anche il caos/caso che è frequente in chi fa assemblaggi”. “Anche per me è importante la trasformazione – prosegue Laura Renna –, il passaggio dei materiali da uno stato all’altro. Il mosaico è davvero una metafora della vita, lo si può trovare in qualsiasi cosa, anche noi essere umani in fondo siamo un mosaico di molecole”.

La mostra Tessere. Alice Padovani – Laura Renna resterà aperta fino all’11 gennaio, a ingresso libero, dal giovedì alla domenica dalle 16 alle 19, negli spazi della Fondazione Sabe per l’Arte di Ravenna, in Via Giovanni Pascoli.



Fonte: https://www.ravennanotizie.it/2025/12/13/prorogata-fino-all11-gennaio-la-mostra-di-alice-padovani-e-laura-renna-alla-fondazione-sabe-di-ravenna-siamo-due-mosaiciste-inconsapevoli/588722/

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