Tv, consumi stabili e streaming meno travolgente del previsto (ma cresce la visione sui social)

La Tv non molla. O, meglio, non arretra più di tanto. Nell’ultima stagione i consumi televisivi restano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto alla liturgia che da anni annuncia la fine imminente del piccolo schermo. A suggerire che il declino è meno rapido del previsto è l’Annuario 2025 della televisione italiana, presentato all’Università Cattolica di Milano e curato da Massimo Scaglioni, professore di Economia e marketing dei media e direttore del Ce.R.T.A.
«Il consumo medio settembre 2024-maggio 2025 in total audience è di 8.730.000 spettatori medi nel giorno medio, con una differenza di appena 100 mila spettatori rispetto ai 12 mesi precedenti (-1,2%)», osserva lo studio. Un calo quasi impercettibile, che sarebbe più marcato se si isolasse la tv tradizionale (-1,6%). Ma a frenare l’arretramento è proprio quella total audience – la fusione tra lineare e digitale – che i broadcaster italiani hanno imparato a maneggiare con crescente disinvoltura, sempre più simili a “streamcaster”.
Nemmeno il prime time cede granché: 19,6 milioni di telespettatori, solo l’1,4% in meno della stagione precedente. E anche ampliando l’orizzonte temporale al periodo 1° gennaio – 15 novembre 2025 il quadro non cambia: secondo l’elaborazione TechEdge su dati Auditel, il tempo medio di visione è 3 ore e 17 minuti, praticamente invariato nonostante un anno povero di grandi eventi sportivi.
Lo streaming: 45 minuti al giorno, il 18,8% del totale
La grande sorpresa è lo streaming. Cresce, ma con calma. Il cosiddetto “non riconosciuto”, cioè l’offerta degli over the top come Netflix o YouTube non rilevata in dettaglio da Auditel, avanza solo dell’1,7%, fermandosi al 18,8% del consumo complessivo: 45 minuti al giorno, 1,8 milioni di audience media. Le piattaforme rosicchiano minuti, non ancora serate intere.
Eppure le case italiane sono più attrezzate di qualche anno fa. Paolo Lugiato, direttore generale di Auditel, ricorda che «Su un parco di 43,9 milioni di televisori ci sono 23,1 milioni di smart tv, e poi 50,4 milioni di smartphone, 19,9 milioni di computer e 7,4 milioni di tablet. Il 93% delle famiglie italiane accede a Internet, ma solo il 65% dispone di banda larga e il 26% accede alla rete unicamente tramite smartphone». È il paradosso di un Paese pieno di schermi ma connesso a metà.



